Momma Gets By

By

Un album nuovo di Paul, per me, non rappresenta mai solo un’uscita discografica.

È un’immersione che inizia con un tuffo dentro le mie sensazioni, nei miei ricordi, nel modo in cui certe parole e certe sequenze melodiche si sovrappongono alla mia esperienza di vita. Ogni volta che Paul pubblica qualcosa di nuovo, io ci entro. Lascio che la musica mi attraversi, che si agganci a ciò che sono diventata, che riapra stanze che pensavo chiuse o che ne illumini altre che non avevo ancora visitato.

Per questo (e non ho alcun timore ad ammetterlo) ci sono canzoni che mi colpiscono più forte di altre, mettendomi al tappeto. Una sorta di knockout emotivo. Non perché siano tristi, ma perché riescono a toccare un punto preciso, quello in cui memoria e presente si incontrano, a volte senza preavviso. Un ever present past che mi travolge.

Momma Gets By è una di quelle.
E ogni volta che arrivo al ritornello, proprio su quel “she loves him”, mi si spezza qualcosa dentro, come se Paul avesse trovato un modo per raccontare una memoria che non è mia e che però riconosco in ogni mia fibra.

La strofa è costruita come una piccola scena domestica, quasi un film in 8mm: è un mondo piccolo, fatto di fatica, di turni lunghi, di un uomo che torna a casa e crolla, e di una donna che riesce a tenere tutto insieme. Non c’è un giudizio né una ricostruzione drammatica di eventi, Paul descrive semplicemente la vita, così com’era, così come se la ricorda.

Armonicamente, Paul inizia a tratteggiare l’affresco familiare attraverso un La minore “caldo”. Lo sceglie quando descrive il senso di responsabilità, la famiglia che resiste nonostante tutte le difficoltà materiali. E quando passa a La maggiore con settima maggiore, succede una cosa che mi disarma: non risolve la tensione emotiva, ma introduce un principio di tenerezza, come una luce flebile che filtra da una tenda. È la malinconia dell’amore quotidiano, che non è magari clamoroso come quello dei grandi eroi ed eroine, ma è quello che tiene in piedi il (nostro) mondo.

Poi il pre‑chorus: “She doesn’t care, she’s got her own philosophy of life”. Qui Paul costruisce una progressione che non si chiude, inizia un’apertura melodica senza veramente concluderla. È la sospensione del bambino che osserva senza capire, che vede sua madre muoversi con tenacia e tranquillità, quasi rassegnata ma mai spenta. Quando arrivo a quel passaggio, mi sento come se stessi trattenendo il fiato prima di buttarmi da un’altezza. E io soffro di vertigini! Sono lì, proprio sul punto di fare quel salto, un attimo prima.

E poi arriva il ritornello, la tripla apertura che mi apre qualcosa di pulsante e vivo, lo espone. Il salto. E lì, io crollo. Proprio su quel “she loves him”.

L’abbraccio e lo slancio, il desiderio, la spinta verso l’altro. È un movimento che racconta un’intera vita emotiva in tre versi: attraverso una dichiarazione (“she loves him”), la dolcezza (“with all heart and soul”), ribadendo il calore di quella devozione (“all her heart and soul”).

Anche la voce sale, si solleva. Paul non sta più descrivendo i piccoli dettagli del rapporto tra i suoi genitori, sta rivelando quello che i suoi occhi di bambino sembrano aver colto allora e realizzato solo adesso che ha la comprensione di una vita intera.

E infine, l’apertura orchestrale. Gli archi entrano per sottolineare il momento in cui i ricordi lasciano spazio alla consapevolezza. Non sono decorativi, anzi, proprio come in Yesterday servono a spalancare la porta delle emozioni.

E dal punto di vista lirico, tutto questo avviene su una frase che più semplice non potrebbe essere:

“She loves him
She loves him with all her heart and soul
All her heart and soul”

È la semplicità che mi uccide.
Dopo aver raccontato la fatica, la routine, le complicazioni (continuando il tema espresso in Salesman Saint) Paul arriva al centro di tutto: l’amore. Non un amore perfetto, né un amore ideale: è un amore che resiste alle difficoltà, che non teme la pioggia, che… gets by.

E la musica fa esattamente la stessa cosa del testo: passa dall’ombra alla luce, dalla tensione alla resa, dalla memoria alla comprensione, come se ci dicesse che solo adesso capisce veramente e profondamente cosa succedeva in quella casa.

L’avrò ascoltata una decina di volte e, ogni volta, lo sento come un colpo allo stomaco. Forse perché nell’immagine di quella madre, rivedo mia madre, mia nonna e un po’ anche me stessa.

E in tutto questo nuovo Dungen Lane, non sento il peso della memoria e della nostalgia. Ho la sensazione, invece, di aver avuto accesso alla verità di una storia familiare e personale, raccontata attraverso diapositive, immagini, fotografie e racconti rivelati in poesia e accordi.

E Momma Gets By è proprio il punto più alto questo percorso: una memoria che si apre nel maggiore. E quando succede, quando la voce sale e gli archi si aprono, io mi spezzo. Ma è una frattura buona, quella che mi fa sentire di poter respirare più a fondo.

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