Cut Me Some Slack

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Stasera mi è tornata in testa una di quelle cose che ogni tanto riaffiorano senza motivo, come un sassolino nella scarpa della memoria: Cut Me Some Slack. Il tipico brano che non ti aspetti da uno come Paul McCartney, uno di quei momenti in cui Paul riesce a fare quello che gli riesce meglio: sorprendere tutti, me compresa.

Però per dirla tutta… io mi aspetto di restare sorpresa. Il “mio” Paul non è (solo) quello dei racconti epici, ma anche quello che continua a infilarsi in progetti strani, collaborazioni improbabili, idee che sulla carta non dovrebbero funzionare e invece funzionano… inaspettatamente benissimo. E Cut Me Some Slack è proprio questo: un match impossibile che prende vita e fa la storia.

Tutto parte da Sound City, un luogo mistico per chi ama la musica. Si tratta di uno studio di registrazione brutto, sporco, analogico, ma capace di catturare un suono vivo e umano. Dave Grohl ci ha girato un documentario, che poi in effetti è un atto d’amore verso quel modo di registrare di un tempo. Usa spesso il termine “real” applicato alla musica, rispetto a quella digitale e perfetta che rischia di essere artificiosa e fasulla. Grohl racconta un mondo musicale che non ha paura dei difetti. Anzi, che li rende tratti distintivi. Perciò ecco che quando lo studio chiude, Grohl compra la console Neve 8028 e decide di riportarla in vita invitando musicisti a creare brani nuovi, lì, sul momento, senza sovrastrutture.

Tra questi musicisti chiama anche Paul. E Paul non si limita a “prestarsi”, ma entra a pieno titolo in un progetto che parla di artigianalità, di istinto, firmando un brano con gli altri 3 Nirvana “superstiti”.

Paul arriva in studio con una cigar‑box guitar (regalo di Johnny Depp). E qui le cose iniziano a farsi strane: Grohl pensa che suonerà il basso, Novoselic pensa che canterà una ballad, Pat Smear pensa che parteciperà a una sessione tutto sommato scialla. E invece no: Paul attacca un riff grezzo, distorto. Grohl lo segue e si mette alla batteria, Novoselic entra con il basso e Smear aggiunge altra chitarra. In pochi minuti ne viene fuori Cut Me Some Slack. Paul urla, graffia, spinge la voce al limite. E alla fine, ridendo, dice: “Ah, ma questi sono i Nirvana”. E Krist risponde: “Siamo i Sirvana” (Sir Paul McCartney + Nirvana). La cosa fa ridere proprio perché è dannatamente assurda: un incontro che sulla carta sembrava impossibile da far funzionare ma che funziona, eccome se funziona!

Grohl capisce subito che quella jam non è un esercizio di stile: è il cuore del progetto Sound City. La spontaneità, l’energia, l’imprevedibilità, la magia dell’analogico. Cut Me Some Slack finisce nella colonna sonora “Sound City: Real to Reel”, in mezzo a collaborazioni gigantesche: ci sono Stevie Nicks, Trent Reznor, Josh Homme (che in seguito parteciperà anche a McCartney III Imagined). Eppure il pezzo di punta è proprio quello con Paul.Brano che viene anche suonato live. Il debutto è durante il concerto benefico 12‑12‑12 per l’uragano Sandy, segue il Saturday Night Live e, infine, Seattle (la città dei Nirvana) dove Paul porta il brano sul suo palco: 19 luglio 2013, Dave Grohl, Krist Novoselic e Pat Smear sono saliti sul palco con lui, ricreando la formazione “Sirvana” davanti al pubblico di casa.

E nel 2014 Cut Me Some Slack vince pure il Grammy come Best Rock Song. Paul McCartney, a 71 anni, che vince un Grammy rock con i membri dei Nirvana… Questo brano racconta tutto ciò che amo di Paul McCartney. La sua curiosità infinita. La sua capacità di non ripetersi mai. Il suo coraggio di entrare in territori che non gli appartengono e di farli suoi. La sua voglia di suonare, creare, rischiare, divertirsi. Paul non è un monumento. Non è un’icona. È un artista vivo, che a 70 anni suonati entra in studio con i Nirvana e tira fuori un pezzo che sembra registrato da una band di ventenni. È questo che mi sorprende, ogni volta. Ed è questo che mi fa capire perché siamo ancora qui, tutti, a seguirlo mentre continua a reinventarsi.

trailer ufficiale | documentario completo

Paul McCartney live con i Nirvana per il concerto benefico

Paul e i Nirvana ai Grammy

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