Ci sono luoghi che abitano la nostra immaginazione molto prima di diventare reali.
High Park Farm, la tenuta scozzese di Paul McCartney, è uno di quei posti che per anni ho visto solo attraverso fotografie, racconti, aneddoti, canzoni. Un luogo sospeso tra mito e quotidianità, tra storia musicale e silenzi di campagna.
Eppure, un giorno, quel posto è diventato tridimensionale.
Tre ore di tentativi, deviazioni e ostinazione: la nostra esplorazione è iniziata con l’ingenuità di chi si affida a Google Maps. L’app ci ha condotti dritti all’imbocco della strada privata che porta alla fattoria (High Ranachan) e lì si è fermata la via “ufficiale”. Da quel punto in avanti, ogni passo avrebbe significato violare una proprietà privata. Non era un’opzione.
Così abbiamo cambiato strategia: altre sterrate agricole, tutte a libero accesso, che costeggiavano la tenuta. Due, tre, quattro deviazioni. Fango, sterpaglie, sassi, acqua, alberi caduti come barriere naturali. E pure qualche cerbiatto che ci osservava perplesso. Ma niente poteva fermarci.
Seguendo le mappe satellitari, abbiamo dedotto la posizione della Standing Stone (il famoso monolite che ritorna spesso nei racconti, nelle fotografie e nelle storie legati alla farm) e ci siamo inoltrati nell’ultimo campo, quello decisivo.
Dal limitare della proprietà, separata da una semplice staccionata alta circa un metro, la scena si è finalmente aperta davanti a noi:
la casa, silenziosa e immobile, e la Standing Stone, splendida nella sua solitudine.
Non c’era nessuno. Nessun rumore. Solo vento, erba, e quella sensazione di essere arrivata in un luogo che conoscevo da sempre senza esserci mai stata.
Ho scattato qualche foto (rispettosamente, dal margine del bosco) e per un attimo tutto ciò che avevo letto, ascoltato, immaginato, si è condensato in un’unica emozione: questo posto esiste davvero. Non è solo un nome nei libri, un aneddoto nelle interviste, un luogo evocato nelle canzoni.
È reale. È lì. E io, non solo l’ho visto, ci sono stata!
Per chi non è maccartiano, è difficile spiegare il senso di un gesto del genere. Per chi lo è, invece, tutto è chiarissimo: ci sono luoghi che fanno parte della nostra storia emotiva, anche se non li abbiamo mai toccati.
High Park Farm è uno di questi.
Vederla con i miei occhi, anche solo da lontano, anche solo per un istante, ha reso tangibile un pezzo di immaginario che mi accompagna da anni.
Non so davvero cos’altro dire se non che… it made my day. E forse anche qualcosa di più.








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